venerdì 14 luglio 2017

Un bruciaessenze tutto mio


Capita che talvolta si compri qualcosa…salvo poi scoprire che non si può utilizzare perché manca qualche strumento a casa!
Questo è stato il mio caso con le tartes di Yankee Candles: ti aspetti lo stoppino per bruciarle come candele, e invece no…e ora? Le butto?
In fondo un bruciaessenze può essere una buona idea: evitiamo di avere mille candele per casa a impolverarsi, e usiamo uno sparaprofumo sempre efficiente (e chi ha in casa una lettiera sa quanto ce n’è bisogno).
Certo che su Amazon se ne trovano di belli…ma che prezzi hanno? Un bruciaessenze in legno e ceramica vuole minimo 20 euro! Sennò ci sono quelli bruttini… ma sempre a 7 euri.
Nei negozi ‘tutto1euro’ se ne trovano, ma che orrori.
Ceramiche marroni come non se ne vedevano dagli anni ‘70.

E mi devo mettere in casa un cesso del genere, magari in salotto?
Sì.
Perché posso renderlo speciale.
Ecco che l’orrendo ceramicone marrone viene ridipinto con chalk paint bianco gesso.
Lego un nastro di rafia attorno, insieme a un cuoricino di cannucce di carta color nature (che sono avanzate dalle bomboniere di battesimo di Pannolina).
Lo decoro con un piccolo fermacampione decorato, trovato nel bellissimo negozio di fai da te ZODIO.
Ed eccolo, un bruciaessenze come nessun’altra ce l’ha. In stile shabby, che poi è la deriva di stile che pian piano sta assumendo tutta la mia catapecchia.
Che ne dite?


martedì 20 giugno 2017

La bella lavanderina


È tanto che non scrivo un post ispirato a ‘quel che passa il convento’, per casalinghe proletarie e francescane.
Molte persone ancora oggi scelgono di lavare i panni con la lisciva: una mistura di acqua e cenere che consente di lavare perfettamente i panni. Onestamente però il processo è un po’ oneroso: bisogna avere della cenere, ed avere tempo disponibile per bollirla due ore. E poi filtrarla. E poi farla riposare. E poi filtrare. E poi…
Sono già stanca!
Se siete mamme, e magari lavoratrici, sapete già molto bene che il tempo è quello che è: non resta che affidarsi al classico detersivone, liquido o in polvere. In polvere va bene per lavaggi ad alte temperature, motivo per cui spesso basta meno della metà della dose indicata: l’acqua calda già lava molto bene, la macchia la devi comunque pretrattare con una fregata di spazzola e sapone. Mettere un etto di detersivo serve solo a rendere l’operazione più difficile nel risciacquo, a svuotare prima il sacchetto, a produrre più inquinamento e intasare il filtro della lavatrice impastandosi coi capelli. Basta semplicemente diminuire la dose e il lavaggio sarà più efficace ed anche igienico. Io acquisto questo tipo di detersivo, molto economico, profumato e abbastanza efficace. Basta meno della metà del misurino. Fate conto che la quantità contenuta va ben oltre i 18 lavaggi,  io ne faccio almeno 40.

Penso peraltro che esistano prodotti più ecologici: mi piacerebbe provare il detersivo in polvere Viviverde Coop, di cui ho sentito parlare molto bene e che sembra avere un costo più o meno in linea. Se fosse altrettanto efficace, saremmo a cavallo, e lo potrei usare anche per i pannolini di Pannola.
I pannolini di Pannola meritano un discorso a parte: solo per i suoi pannolini e indumenti intimi uso il detersivo Winny’s liquido, verbena e Aleppo. Non mi sembra meraviglioso, e molte ‘mamme pannolinare’ del gruppo Feisbuc ME LO bocciano…
Ultimamente però sto usando Chanteclair Vert liquido. Per renderlo ancora meno inquinante e farlo durare di più, lo travaso in un flacone riempito a metà con acqua e bicarbonato ben sciolto. I panni escono belli morbidi, puliti e profumati…e anche qui, basta un po’ meno della dose indicata, nonostante sia annacquato.
Poi devo confessare il mio amore per un detersivo, in vendita da Eurospin, con flacone verde che annacquo…ma che nonostante ciò conserva un profumo allucinante, buono, freschissimo! Un terzo di tappo nel bucato poco sporco, pulisce e deodora per settimane, lo adoro. Il maxi formato poi consente di non comprare molti flaconi: circola meno plastica…posso permettermi il peccato veniale di usarlo, visto che sono parsimoniosa e frugale?
E voi? Quali prodotti “bucatosi” vi piacciono di più?

mercoledì 14 giugno 2017

Quando Celestino incontra Anna


Anni fa lessi un testo altamente formativo, “La profezia di Celestino”.
Una va**ata niu eig che interpreta la realtà secondo dettami ben precisi, e seguendo le regole proposte l’umanità si dovrebbe sviluppare verso il meglio.
Essendo, per l’appunto, una waccata ho rimosso la maggior parte delle cose lette tranne questo: che se si mantiene la mente aperta spesso si ricevono delle ‘premonizioni’ che ci guidano sul futuro.
Ad esempio: capita di mangiare la girella, e ripensare a quel compagno delle elementari con cui scambiavi spesso merenda: il tuo panino al prosciutto per la girella. Poi al pomeriggio vai alla Coop e taaac, chi trovi in cassa?...il suddetto compagno. Ecco, la ‘profezia di Celestino’ raccomanda a quel punto di parlare col compagno, che potrebbe avere un messaggio della vita per te.
Ora, questa cosa è abbastanza vera. Alla peggio, il messaggio sarà che c’è la farina della pizza in offerta, ma insomma anche quello può essere utile.

Sarà quindi un caso che, mentre rileggo la serie di Anna di Green Gables, scopro tramite i social network che Netflix sta trasmettendo la serie “Chiamatemi Anna”?
C"he è BELLISSIMA.
La serie prende la maggior parte degli spunti dal primo libro, ma non credete a chi scrive che è ‘fedele al libro’.
In realtà reinterpreta la vita di Anna in una luce più noir e (ce ne si rende conto vedendola) forse più veritiera.
Anna ha conosciuto la solitudine, lo sfruttamento, il lavoro fin dalla più tenera infanzia.
È normale che quindi le sue estreme fantasie siano da leggersi come metodo per sfuggire la realtà…
Ma lo si comprende bene solo vedendo questa serie. Dove Anna fatica ad inserirsi con i compagni, perché conosce molto di più i lati oscuri della vita e stenta a comprendere una vita fatta di grembiuli puliti e mele ruggine.
In tutto questo il rapporto con Gilbert Blythe assume un tono diverso. Gilbert ‘comprende’ Anna, perché anche lui è ‘straniero’ ai compagni; ha vissuto in città, letto libri differenti, conosciuto molte persone. Ed è costretto a prendersi cura di sé e del padre. Per questo in Anna riconosce ‘un’anima gemella’, dove gli altri vedono solo una buffa ragazzina coi capelli rossi.
La serie modifica le situazioni e i personaggi, regalando loro più sfaccettature. La signorina Barry ad esempio è lesbica, mentre Jerry è nascostamente innamorato di Anna. Matthew vive più profondamente il rapporto con Anna, la figlia adottiva, e si porta dentro delle ferite dell’infanzia.
Vengono poi introdotti degli elementi di ‘giallo’ che portano ad aspettare con ansia la prossima stagione. Per esempio…che tipi saranno i misteriosi pensionanti di Anna? Matthew concretizzerà la sua storia con la signorina Ginny? E Gilbert tornerà a casa?

Non vedo l’ora che rilascino la seconda serie!

martedì 6 giugno 2017

Sono una donna con un mop, delle yankee candles e buone prospettive per il futuro

Un gran vantaggio della vita semplice è questo: quando incontri un articolo, sai valutare in modo abbastanza  preciso se valga la pena averlo e se convenga alle tue abitudini frugali. Così,  quando a casa di amici ho incontrato il mop di Kasanova, ho capito che averlo in squadra per le mie pulizie sarebbe stato molto comodo.

Si parla di una scopa con un panno in microfibra piatto, dotato sul bastone di uno spruzzino per acqua e detersivo. Mentre si passa la scopa, basta tirare la levetta dove si incontra la macchiolina (o la patacca vera e propria!) e il gioco è fatto: la patacca viene via e il pavimento è igienizzato. Aggiungete che nella confezione della scopa è compreso un attrezzo pulisci vetro da montare sul bastone, e l'affare assume proporzioni importanti: basta piegare il gobbone per le patacche sul pavimento  ( che ora Pannolina produce in quantità,  visto che il nuovo gioco è "lancia la pastina per terra"), e basta anche alle arrampicate su sedia per pulire i vetri! Ho il mop,  e il mondo è mio ( sì, lo so che pecco di teatralità ma vi assicuro che sostituire la scopa vecchia con questa è stata una vera svolta).
Da Kasanova poi scopro che hanno nientemeno che le Yankee candles, che volevo provare da un bel po'. Solitamente uso quelle di Muji, profumatissime e a lunga durata, ma avendo cambiato abitudini rispetto al passato mi riesce difficile andare in negozio...Compro le tartes Yankee  Candle, piccole pastiglie di cera che sembrano pasticcini.
Ci sono tantissime profumazioni! Per evitare di strafare in un acquisto non testato, acquisto menta forte, gelsomino e un mix di cannella. Peccato che mi sia accorta che il brucia essenza di casa si sia rotto...poco male, se ne trovano per pochi spiccioli ai negozi tutto 1 euro e chissà...potrei trovare qualcosa di carino!
Per finire questo "shopping selvaggio" ho acquistato questo appendiabiti, che voglio appendere nella nostra camera nella casa in Puglia  (dei suoceri...ma ormai quella è la nostra camera, visto che il Risolutore si è voluta prendere la freschissima taverna. Ma va già grassa così...)
Mi mette già più entusiasmo vederla, visto che tutto sommato scarseggia un po' alla prospettiva di una vacanza con suoceri e cognata 😐.
Il tutto mi è costato circa 20 euri.
Che ne dite? Io mi sento molto PIERA DI ME!

martedì 30 maggio 2017

Il nido dei sogni e l'arte di arrangiarsi


Io lo dico senza vergogna me ne sarei ben fregata di tornare al lavoro. Se non avessi avuto mutuo o spese condominiali, avrei tranquillamente preso una bella aspettativa di tre anni per crescere Pannolina da me, tornando poi con un rilassatissimo part time.
Ma giacché siamo poveracci, restava da sceglier un buon nido. Già, i suoceri sono anzianotti e non più in gran forma; mia mamma soffre di artrosi e ha dovuto mettere delle protesi, e forse dovrà metterne altre, mentre mio papà adora la Pannola…ma occuparsene tutto solo, con la moglie a ‘mezzo servizio’, poteva essere troppo pesante.
E così mi sono messa alla ricerca. L’AaD offre un nido aziendale, ma avrebbe significato rendere Pannolina una bambina pendolare su Tremerd…pagando comunque  390€. Tutto sommato, visto che in inverno prenderebbe raffreddori ogni 6 minuti, con conseguente baby sitter da pagare, non è la mossa migliore…
Vado ad informarmi per il nido comunale. In gioventù ho avuto la pessima idea di sposarmi, con un lavoratore autonomo, e oltretutto mettermi a lavorare anche io: non godrei di nessuno sgravio e niente da fare, pagherei la fascia più alta, 470€ + ticket pasto da 5€ al dì. E senza contare le lunghe liste d’attesa! (Nb le ottime politiche di welfare per famiglie in Italia. Te capì Lorenzin?)
Non restano che i nidi famiglia privati…e chiacchierando con un’amica di Nanny, scopro che ce n’è uno proprio vicino a casa nostra, splendido. “Ma affrettati che sono pochi posti!” Così, quando Pannolina aveva poco più di un mese e mezzo, ho telefonato e siamo andate a fare un sopralluogo.
Mi sembrava di sognare! Un piccolo orto col pollaio, curati entrambi dai bimbi (che annaffiano le piantine da dentro i loro girelli e tirano il becchime alle galline). Due piccole, coloratissime stanze per far giocare i cuccioli. Ogni giorno laboratori: ginnastica, musica, inglese, cucina, lettura animata…quasi quasi chiedo se posso iscrivermi anche io…ma chissà quanto costa!
In realtà 490€, + ticket da 3,5€ al giorno. Ma posso anche scegliere di portare io i pasti…
Ho bisogno di dirvelo che ho subito confermato l’iscrizione?! Meglio un paio di stivali, una borsa in meno ma sapere la piccola in un posto bello e sicuro.
E vederla felice ripaga da tutto! Ogni volta che la porto o la vado a prendere non piange mai…durante il giorno la maestra mi manda su Whatsapp foto di Pannola che gioca, mangia, fa la nanna coi suoi amichetti. La vedo felice con gli altri bimbi…e ha imparato già tante cose. Ora esulta con le braccine alzate se è contenta, dice un sacco di paroline, segue gli animali anche sconosciuti con gli occhi (i nostri gatti li molesta da tempo).
Insomma sono tranquilla e serena vedendola contenta.
purtroppo…un rovescio della medaglia c’è. Ossia i soldi che escono…
In attesa che siano stanziati i bonus nido, e nella speranza di ottenerlo, non resta che ingegnarsi, imparare a far da sé e ammortizzare le spese.

Viene in soccorso la fantasia, che aiuta anche quando c’è qualche imprevisto.
Di recente s’è rotta l’abat jour di Mr T. Una bellissima boule di vetro di Ikea, che faceva bella mostra di sé nella nostra casa da sposini. Manco a dirlo, la mia è andata rotta tempo fa…e ora pure questa ci ha lasciato.
Comprarne un’altra di vetro è da escludersi: tra Pannolina e gatti avrebbe vita breve, e possono pure farsi male se si rompe (menomale anzi che quando si è rotta non ha ferito nessuno col vetro).
Qui ci vuole uno stiloso fai da te.
Prendo un barattolo vuoto di orzoro, tolgo il fondo di cartoncino e ricopro il cilindro con carta da pacchi. La carta da pacchi, con un po’ di spirito artistico, la decoro con Tour Eiffel stilizzate fatte da me e coi timbrini comprati da Tiger (ci ho scritto sopra “ville lumiere”). La ricopro di poca vernice trasparente che ‘plastifica’ il risultato ed evita che la carta assorba tutta la polvere della terra, rendendo più difficile la pulizia.
Metto il tappo in plastica sul fondo, dopo averlo forato al centro abbastanza da far passare il cavo della vecchia lampada (che sono riuscita a salvare) in modo che non si muova.
Riavvito la lampadina.
Ora, con un ago da lana, non resta che bucherellare la sagoma della Tour Eiffel e il cielo attorno…Accendendo la lampadina ci si ritrova un piccolo lungo Senna sul comodino, a costo zero.
Che ne dite? Vi piace?


martedì 23 maggio 2017

Cosa leggo in questo periodo



La frase sopra sarebbe già una regola di vita in generale…e diventa particolarmente utile in questo momento dove il tempo per far qualcosa (che pure amo) è sottratto a Pannolina, a Mr T, a Miciosauro e Puzzolo…
Motivo per cui più che un periodo di letture è stato un periodo di letture abbandonate!
Hygge di L.M. Brits – cominciato e abbandonato alla pagina 40. Il concetto è: come sono felici i danesi che si chiudono in casa, non sentono le differenze di classe e giocano a risiko a lume di candela con la cioccolata da parte. Per questo sono il popolo più felice del mondo. E grazie al Caspio. Io imputerei la felicità più che altro alla politica sociale seria,  tipo avere una casa accessibile appena decidi di andare a vivere da solo, una politica di serio sostegno nel caso si decida di allargare la famiglia, un posto di lavoro adeguato senza necessità di conseguire 8 master (e andare a giocare a calcetto, chiaramente), al fatto di lavorare un numero congruo di ore. E tanto, tanto altro. Poi se vogliamo pensare che la candelina accesa sia il segreto della felicità, ok, va bene. Facciamo però che risparmio tempo, e ti lascio a pagina 40 ad accendere candeline e spargere plaids per casa.
Sposati e sii sottomessa di C. Miriano – sempre peggio. L’autrice, giornalista affermata e cattolicissima madre di quattro figli, afferma l’importanza per le donne di sacrificare se stesse per la famiglia. Arrivo a pagina 80 e comprendo che stiamo tornando al medioevo. Già, facciamo 4 figli. Ma beati tu e tuo marito che ve li potete mantenere, e a cui è andato sempre tutto bene…se invece ti capita di avere più di un aborto? Se fate fatica a tirare fine mese in tre? Se gli aiuti dei nonni sono relativi? Direi che fai meglio a risparmiare il fiato invece che sederti in cattedra e sentirti in dovere di indottrinare il mondo dall’alto della tua cattolica supponenza (e lo dico da cristiana). Quando poi ha suggerito alle tue amiche e alle figlie di non rinnegare il proprio ruolo di madri dell’umanità e di sacrificare se stesse, ho deciso di portare il libro fuori di casa, via, donazione alla biblioteca. Sia mai che resti in casa e ci sia rischio che Pannolina lo legga. Una vita a cercare di insegnarle a dar valore a se stessa, a non farsi andare bene qualsiasi cosa un fidanzato isterico le imponga…poi arriva ‘sta catechista dei giornaletti a disfare tutto. Ma lungi, lungi!
Un uomo una donna e un bambino di E. Segal – questo sì, letto fino alla fine. E abbondantemente innaffiato di lacrime. Di questo libro ho sentito parlare a lungo, era alla base di un gioco di ruolo proposto dallo psicologo al corso prematrimoniale della parrocchia. Ma nessuno l’aveva letto mai…finché l’ho trovato al mercatino dei libri pulciosi. Bellissimo, commovente e desueto per i valori moderni forse…ma profondissimo e umanissimo nell’interpretazione dei personaggi. Bello, bello e bello.
…per ora voglio finire la saga di Anna dai Capelli Rossi, visto che ora su Netflix stanno trasmettendo la serie appena uscita (e ho contattato qualche anima pia per farmela scaricare ;) )…poi mi lancerò sulla serie leggera proposta da Moma. Vediamo. Come dice Oscar Wilde però, la vita è troppo breve per leggere libri non belli!

lunedì 15 maggio 2017

Lavori che succedono

Cos’è successo in questo periodo?
Innanzitutto, è accaduto l’inevitabile: sono tornata al lavoro.
Vi confesso che ho giocato al lotto (senza troppa convinzione, ma la speranza è l’ultima a morire) : diciamolo pure che, fossi riuscita a finire di pagare il mutuo, avrei valutato seriamente di non tornare più in questa valle di lacrime, o quantomeno: mi sarei presa un’aspettativa di due anni per godermi Pannolina in privato.
Purtroppo, come si desume dal tono tragico del post, non ha funzionato e sono ancora qua, per fortuna con orario di allattamento per ora. Sto seriamente valutando se non sia possibile fare il part time almeno per un paio d’anni, vedremo.
Intanto faccio subito una riflessione, e cioè che – come al solito – sono stata accompagnata da previsioni catastrofiche sul rientro al lavoro:
“ tua figlia patirà le pene dell’inferno al nido…”
“tu avrai sensi di colpa e depressione…”
“ti stresserai per il treno, patirai e ti finirà il latte”
“non riuscirai a staccare dai problemi dell’ufficio…”
“non riuscirai più ad avere la casa in ordine…”
…aggiungete anche cose di vostra fantasia, l’importante è che siano catastrofiche: ho sentito dire cose che hanno superato l’immaginazione.
Come ovvio, non era vero un catso.
Questo ormai è un leitmotiv della maternità, anzi mi sento di scriverlo per aiutare tutte le future mamme che passano di qui…non date retta a un cavolo di quello che vi dicono! Non è detto che poi piangerà sempre, non è sicuro che vi terrà sveglie la notte, non si può ancora sapere se vi farà dannare per coliche o denti (Pannolina ne ha buttati fuori 4 di dentini, tutti insieme, questo weekend …e no, non ci sono stati morti e feriti).  Non è certo che il ritorno al lavoro sarà tragico.
Ma una cosa, questo sì, è il caso di dirla. Quando arriverà il pargolo, fatevi un regalo: mettetevi da parte. Non c’è bisogno di mantenere il rito dell’aperitivo (se le amiche vi vogliono bene verranno a sbevazzare a casa vostra e a spupazzarsi il cucciolo) , non c’è bisogno di andare dal parrucchiere o in palestra due volte a settimana. C’è bisogno che viviate questo momento in pieno.
Mi sembra che sia volato letteralmente il tempo dedicato all’allattamento esclusivo, quelle ore passate cuore a cuore io e Pannolina, coi suoi occhi adoranti e felici mentre poppano, io ad accarezzarle la pelle morbida o a leggere…
Il punto è che ogni fase vola…e credo che la sofferenza e lo stress derivino dal voler stare per forza dentro abitudini vecchie, che non fanno più per voi. Come voler calzare a tutti i costi una scarpa numero 38, e voi portate il 40…lo fareste? Solo perché del 38 avete ancora tante scarpe?
Il punto è che accettando il vostro ’40 di piede’ neo acquisito, scoprirete che avete un sacco di nuove splendide scarpe, comode per voi.
Il ritorno al lavoro non è stato traumatico forse perché ho affrontato la questione senza voler per forza fronteggiare tutto come nella mia vecchia vita. Non esiste più, né quell’approccio lavorativo, né quella me stessa, né quelle abitudini. Ora esiste la mamma di Pannolina, che lavora, ma che soprattutto si preoccupa che Pannolina sia felice. E il lavoro serve, sopra ogni cosa, perché ci serve per le cose importanti per la nostra famiglia: pagare la casa e le bollette, del buon cibo, abiti per coprirci, e per poter fare qualche viaggetto tutti insieme, come piace a noi.
Non so se verrà il giorno in cui vedrò le cose in maniera differente: quello che so è che per ora va così, e non ho intenzione di stringermi per star dentro una vita che non mi appartiene più.
Ne ho una molto più grande, ora.